L’introduzione del Department of Government Efficiency (DOGE) è stata una delle dichiarazioni a effetto che ha accompagnato la seconda parte di una campagna elettorale a dir poco inaspettata. Il dipartimento, che avrebbe dovuto assumere la forma di organo consultivo esterno di fatto al governo, è stato ideato da Elon Musk e Vivek Ramaswamy. Il DOGE, nelle intenzioni degli ideatori, avrebbe dovuto assumersi la responsabilità di far risparmiare al governo due trilioni di dollari (circa il 30% del budget impiegato nell’anno fiscale conclusosi a settembre[1]), intervenendo pesantemente sulla struttura della burocrazia federale, riducendo sensibilmente di numero le più di 400 agenzie federali e i circa tre milioni di dipendenti.
Il Doge traeva ispirazione anche dall’operato del presidente argentino Javier Milei, che nel primo anno del suo mandato – anche attraverso il dimezzamento dei ministeri e il taglio dei sussidi statali[2] – è riuscito a ridurre drasticamente l’inflazione che stava opprimendo l’economia argentina. All’esempio sudamericano va sicuramente aggiunta l’esperienza maturata dall’imprenditore sudafricano nella pesante ristrutturazione dello staff di Twitter[3].
Nasce il DOGE
Il venti gennaio Donald Trump si è insediato come quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti d’America, tra gli “oltre 300 ordini esecutivi[4]” emanati nei primissimi giorni di mandato troviamo quello che istituisce ufficialmente il DOGE. Salta immediatamente all’occhio l’assenza di Ramaswamy ma la novità principale è la forma inedita – rispetto a quelle che erano state le dichiarazioni – che il dipartimento assume. Come si legge nel testo dell’ordine esecutivo datato 20 gennaio 2025, Il DOGE rinomina e riorganizza lo United States Digital Service collocandosi presso l’ufficio esecutivo del presidente. L’obiettivo del nuovo dipartimento sarà la “modernizzazione della tecnologia e del software federali per massimizzare l’efficienza e la produttività[5]”. Tuttavia, il dipartimento non entrerà permanentemente negli organi federali di governo e il suo mandato terminerà il 4 luglio 2026[6], il giorno del duecentocinquantesimo anniversario della dichiarazione di indipendenza.
Già nei primi giorni di gennaio Elon Musk aveva sensibilmente ridimensionato gli obiettivi, di quello che Trump aveva definito come il nuovo “progetto Manhattan”, ponendo l’asticella a quota un trilione di dollari. Nonostante il dimezzamento, l’obiettivo rimane ambizioso. Per dare un’unità di misura basta citare il Pil italiano che nel dicembre 2023 ha toccato quota 2,2 trilioni di dollari. Il dipartimento guidato da Musk avrà il compito di eliminare gli sprechi di denaro e migliorare l’efficienza della burocrazia federale. Nell’ordine esecutivo che ha istituito lo U.S. DOGE Service Temporary Organization non ci sono riferimenti a tagli di personale, tuttavia, già dai primissimi giorni di presidenza, Donald Trump ha attuato una serie di provvedimenti volti a sfoltire il personale delle agenzie federali.
I primi passi del DOGE
Il presidente ha immediatamente predisposto un blocco sulle nuove assunzioni nei ranghi della burocrazia, fatta eccezione per l’esercito e le agenzie che sono impegnate nella lotta all’immigrazione illegale. Mediante un ulteriore ordine esecutivo, il tycoon ha eliminato i criteri di inclusione razziale, di identità di genere e di orientamento sessuale dai processi di assunzione per le posizioni governative. La sua motivazione dichiarata è il miglioramento dell’efficienza, con l’obiettivo di ristabilire un sistema basato sulla meritocrazia. Contemporaneamente, due milioni di dipendenti statali hanno ricevuto una controversa e-mail dall’Office of Personnel Management nella quale veniva offerta la possibilità di licenziarsi e continuare a ricevere regolarmente lo stipendio fino a settembre.
Proseguendo su questa linea anche le alte sfere dell’FBI saranno colpite dalla riorganizzazione che viene fortemente perseguita dall’amministrazione Trump. Mentre il nuovo direttore dell’agenzia Kash Patel si sottopone alla procedura di conferma della nomina in audizione al senato, diversi ufficiali di alto rango hanno ricevuto avvisi di licenziamento.
Sul fronte della “razionalizzazione” della spesa pubblica, il DOGE guidato da Musk ha ottenuto dal segretario Scott Bessent l’accesso al Treasury’s Payments System. In questo modo il dipartimento guidato dall’imprenditore sudafricano ottiene pieno accesso al flusso di denaro che transita negli uffici del Tesoro e ai dati sensibili di una grandissima fetta della popolazione degli Stati Uniti. Questo accesso concede al Dipartimento dell’Efficienza uno strumento di controllo che può rivelarsi estremamente efficace.
Anche la U.S. Agency for International Development (USAID) è finita sotto la lente di ingrandimento del DOGE. La USAID ha ricevuto gli onori della cronaca negli scorsi giorni a causa del licenziamento del capo della sicurezza John Voorhees e del suo vice Brian McGill[7]. Questi sono solo gli ultimi licenziamenti nell’agenzia, nei giorni scorsi il presidente Trump ha predisposto la sospensione di sessanta senior officials ed emanato ordini di stop-work che hanno portato al licenziamento di centinaia di contractor[8]. Musk sta spingendo affinchè l’agenzia venga chiusa e le sue funzioni riassorbite all’interno del dipartimento di Stato. Il fatto che la USAID, che si occupa essenzialmente di aiuti umanitari, sostegno alla povertà e assistenza nei disastri naturali, ha una spesa di circa 38 miliardi di dollari – ovvero meno dell’1% del bilancio federale – ci da l’idea della pervasività dell’impegno di Elon Musk e del suo DOGE, intenzionati a controllare ogni singolo penny del bilancio statale.
L’ombra di Andrew Jackson sul DOGE
Il sentiero verso “l’efficienza” è stato esplicitato a più riprese: tagliare le spese attraverso una drastica riduzione della forza lavoro della burocrazia e un netto taglio delle agenzie tramite accorpamenti e dove possibile eliminazioni. Tutto ciò porterà inevitabilmente al trasferimento di diverse prerogative federali in seno agli Stati, un sostanziale ritorno ad un’America primigenia con un governo centrale leggero e poco invasivo nelle questioni “locali”. Una burocrazia federale ridotta nei ranghi e nelle funzioni è anche più docile e maggiormente assimilabile alla volontà politica.
Ci troviamo di fronte a una rivisitazione in chiave trumpiana dello spoil system di Jacksoniana memoria. In barba al Pendleton Civil Service Reform Act (Pendelton Act) che, nel lontano 1883, vietava il licenziamento politico – inserendo il criterio meritocratico nella scelta del personale impiegato negli organi di governo – si sta procedendo a una accurata selezione delle parti da eliminare. In poche parole una sonora nota di revanscismo politico si fa sentire in questa sinfonia di “efficientamento[9]”. A ulteriore conferma di questa dinamica possiamo citare la famigerata Schedule F istituita con un ordine esecutivo il 21 ottobre del 2020. Questo provvedimento puntava a creare una burocrazia più “fedele” al presidente, rendendo di fatto più facili da licenziare le figure che risultavano non sufficientemente allineate. Con il ritorno nello studio ovale, il magnate newyorkese ha immediatamente reintrodotto la Schedule F con un nuovo ordine esecutivo datato 20 gennaio 2025.
Oltre all’implacabile falce del DOGE, Trump ha a disposizione il Plum Book. Questa pubblicazione, redatta in seguito a ogni elezione presidenziale – curata alternativamente dalla House Oversight and Reform Committee e dalla Senate Committee on Homeland Security and Governmental Affairs – contiene informazioni su tutte le 7148 figure che possono essere oggetto di nomina non competitiva[10]. In poche parole, tra gli strumenti “canonici” e la scure affidata al dipartimento guidato da Musk, la presidenza vuole assicurarsi un pieno controllo sul funzionamento dei meccanismi federali, spegnendo ogni riottosità e risparmiando un bel po’ di dollari americani.
Negli scorsi decenni non si è visto nessun tentativo strutturato a questo livello e dotato di questa determinazione. La Private Sector Survey on Cost Control, nota come Grace Commission, voluta da Reagan nel 1982 è l’esempio più vicino, pur non essendo paragonabile in termini di pervasività e soprattutto di intenzioni. La commissione presieduta dall’imprenditore Joseph Peter Grace Jr. fu sostanzialmente ignorata[11]perché non possedeva poteri autonomi di attuazione. La presidenza Reagan non aveva i numeri al congresso per far implementare i suggerimenti che prevedevano una delibera legislativa, nel caso ce ne fosse stata la volontà. La grace commission fu quindi una commissione composta da imprenditori privati che aveva lo scopo di ridurre gli sprechi nel bilancio federale. Le similitudini con il DOGE si fermano qui, il dipartimento guidato dal patron di Tesla e SpaceX possiede, almeno in questa fase, un ferreo appoggio da parte di Trump. Lo stesso presidente detiene una maggioranza alla camera e al senato che Reagan non possedeva. L’attenzione per l’efficienza della burocrazia non è una prerogativa esclusiva del Grand old Party (GOP), va citata anche l’iniziativa National Performance Review dell’amministrazione Clinton-Gore, anch’essa nata per contenere gli sprechi attraverso il contrasto alle inefficienze.
Uno spoil system non facile da perseguire
Nonostante i numeri, la maggioranza di Trump non deve essere immaginata come un blocco adamantino. Anche in vista del fatto che i senatori repubblicani stanno mettendo da parte le proprie divergenze per allinearsi con le nomine presidenziali[12], non possiamo commettere l’errore di giudicare il GOPcompletamente asservito all’agenda politica del tycoon. Nemmeno Musk è in grado di riscuotere l’unanimità delle simpatie dell’ala repubblicana. Uno dei suoi maggiori detrattori è il famigerato, ex stratega di Trump, Steve Bannon che in una recente intervista al Corriere della Sera tuonava “otterrò che Elon Musk sia cacciato via entro l’insediamento[13]”. Lungi dall’essere rappresentativo della volontà della maggioranza, Bannon è portavoce di una parte non trascurabile della base elettorale del presidente newyorkese.
Siamo di fronte alle prime scaramucce di una battaglia che si preannuncia serrata tra un presidente che si propone riformatore e un sistema che lotterà per non essere riformato. Per capire il contesto bisogna tenere ben presente il fatto che non stiamo parlando di semplice vendetta e di semplici tagli al bilancio. Il quadro è quanto mai complicato: il debito pubblico americano dopo l’esplosione del 2020, causata dalla pandemia, ha raggiunto la cifra di circa 36,1 trilioni di dollari toccando la soglia del 124,5% in rapporto al pil sul finire del 2024. Pur non evidenziando una crisi, questi numeri fanno da sponda alla propensione repubblicana verso il contenimento della spesa pubblica. Mettendo da parte per un momento l’enfasi e la spregiudicatezza di questi primi giorni del DOGE, si evidenzia la differente visione di repubblicani e democratici sulle dimensioni e le competenze del governo federale. Nonostante i due partiti siano nati con visioni praticamente opposte alle attuali – in origine i repubblicani erano centralisti mentre i democratici erano per il decentramento – le radici del dibattito sulle competenze di Washington si perde negli albori degli Stati Uniti d’America. L’impennata dell’inflazione e l’aumento dei flussi migratori, attraverso il confine con il Messico, hanno spinto la maggioranza degli americani a decidere di credere nella promessa di Trump. I toni sensazionalmente arroganti del tycoon e la promessa di eradicazione degli sprechi economici dichiarata dal DOGE sottendono, quindi, il perseguimento di una visione repubblicana di lungo corso. Questa imponente rivisitazione dello spoil system solleva numerose perplessità sulla costituzionalità dei primi provvedimenti e sulle effettive funzioni del DOGE[14].
Non bisogna trascurare quelli che sono i potenziali effetti, nel breve e medio termine, che tagli repentini al personale possono avere sul funzionamento della burocrazia federale. Nel breve termine, uno shock del genere porta inevitabilmente a delle forti inefficienze, causate dalla riorganizzazione delle agenzie coinvolte dai tagli del personale e dagli accorpamenti. Altro aspetto da tenere in considerazione è la perdita di competenze della forza lavoro che verrà sottoposta ad una inevitabile politicizzazione, causata dalla sostituzione di personale altamente professionalizzato con personale politicamente più allineato. Il rischio sul medio-lungo periodo è di perdere quindi professionalità nella burocrazia che potrebbe essere sottoposta a pesanti turnover a ogni cambio di presidenza. Una destrutturazione di questa portata dello Stato profondo dovrebbe rendere più agevole il perseguimento dell’agenda politica del presidente ma, per contro, può portare a un’eccessiva politicizzazione del personale, selezionato più per fedeltà che per capacità.
Siamo solo all’inizio
In conclusione, Donald Trump, memore dei processi, della procedura di impeachment e degli ostruzionismi incontrati durante il suo primo mandato da presidente, ha lanciato un’offensiva su larga scala contro la burocrazia federale americana, supportato da Elon Musk. Lo scopo dichiarato è la drastica diminuzione della spesa pubblica tramite l’eliminazione degli sprechi e delle inefficienze, il ritorno a un governo federale snello e governi statali maggiormente responsabili. Le centinaia di ordini esecutivi emanati ci raccontano anche di un presidente intenzionato a ristrutturare la macchina statale, al fine di ottenerne il pieno controllo. L’attuazione di questo spoil system sotto mentite spoglie sarà, molto probabilmente, uno degli assi portanti di questo mandato presidenziale appena iniziato.
[1] https://www.wsj.com/politics/policy/doge-government-efficiency-ideas-musk-ramaswamy-3b554b97?
[2] https://www.bbc.com/news/articles/c5y86vv0wneo
[3] https://www.repubblica.it/tecnologia/2023/04/12/news/musk_dipendenti_twitter_fatturato-395835695/
[4] Simoni, Alberto, Trump la retromarcia, La Stampa, 30/01/2025.
[5] https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/01/establishing-and-implementing-the-presidents-department-of-government-efficiency/
[6] ivi.
[7] https://www.nytimes.com/2025/02/02/us/politics/usaid-official-leave-musk.html
[8] ivi.
[9] https://www.nytimes.com/2025/02/04/us/politics/fbi-names-trump-jan-6-lawsuit.html?nl=breaking-news®i_id=185913583&segment_id=190122
[10] Committee on Homeland Security and Governmental Affairs, Policy and Supporting Positions, U.S. Government Publishing Office, Washington D.C. 2024.
[11] Harriss, C. L. (1985). Blueprints for Cost Control: Recommendations of the Grace Commission. Proceedings of the Academy of Political Science, 35(4), 1–26. https://doi.org/10.2307/1173930
[12] https://www.wsj.com/politics/policy/trump-cabinet-gabbard-rfk-confirmation-senate-df6b218a?
[13] Viviana Mazza, Intervista a Steve Bannon, Corriere della Sera 8 gennaio 2025.
[14] https://www.wsj.com/us-news/law/doge-musk-legal-government-explained-6a09aed5