La diaspora che non diventa Nazione lunga

La diaspora italiana nel mondo. L’italianità all’estero e le fragilità della politica culturale italiana. I casi emblematici di Argentina, Brasile e Stati Uniti. La necessità di passare da una politica di conservazione della memoria a una politica della relazione  

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Una nazione lunga è un modello identitario e politico in cui i confini della comunità nazionale superano i confini fisici e amministrativi dello Stato originario, includendo le comunità della diaspora stanziate all’estero. La lunghezza della nazione si misura nella capacità della sua rete culturale di estendersi globalmente, proiettando valori, tradizioni e patrimonio d’origine in ogni parte del mondo: il soft power.

L’Italia ne avrebbe tutti i numeri: 6,6 milioni di cittadini iscritti all’Aire, fino a 80 milioni di discendenti nel mondo, 66 milioni di italofoni. Eppure una nazione lunga non lo è mai diventata. Questo articolo misura la distanza tra quel potenziale e la politica culturale che dovrebbe attivarlo, leggendola attraverso i casi di Argentina, Brasile e Stati Uniti.

LA DIASPORA ITALIANA IN CIFRE: I NUMERI DELLA NAZIONE LUNGA

Quanti italiani vivono all’estero

Secondo i dati dell’Anagrafe, nel 2025 6,6 milioni di italiani hanno risieduto all’estero[i].

A fronte di 6,6 milioni di italiani regolarmente iscritti all’Aire i ricercatori stimano che il numero dei non iscritti oscilli tra 1 e 3 milioni di persone, una quota compresa tra il 15% e il 45% della mobilità totale reale[ii].

Gli 80 milioni di italo-discendenti

I discendenti di italiani all’estero sono stimati complessivamente in 80 milioni di persone[iii].

La stragrande maggioranza degli italo-discendenti è concentrata nelle Americhe, mete storiche della grande migrazione italiana a cavallo tra XIX e XX secolo.

Il Brasile è il Paese con il più gran numero di oriundi in assoluto, circa 30-32 milioni di persone[iv].

La comunità italiana in Argentina è la più grande del mondo con 1.188.918 iscritti all’Aire[v].

Tra 25 e 29 milioni di argentini hanno almeno un antenato italiano, sono oltre la metà dell’intera popolazione nazionale.

Negli Stati Uniti vivono 16.271.362 persone che dichiarano un’ascendenza italiana, rendendo la comunità italo-americana una delle più numerose del Paese[vi].

3,3 milioni di oriundi circa possiede la cittadinanza italiana, è in possesso di un passaporto ed è iscritta all’Aire.[vii]

Italofoni e italofili: la platea culturale

Oltre alla comunità dei discendenti italiani, esiste una più ampia platea globale di consumatori e appassionati della cultura italiana: stime di marketing valutano questa influenza culturale ed economica in una platea potenziale di circa 200–250 milioni di italofili nel mondo[viii].

Dati Etnologhe, nel mondo vi sono circa 66 milioni di italofoni, di cui circa 60 milioni di madrelingua e circa 6 milioniche utilizzano l’italiano come seconda lingua.[ix]

LA POLITICA CULTURALE ITALIANA E LA NAZIONE LUNGA

L’Italia non ha ancora scelto un’identità univoca per i suoi discendenti: li desidera come risorsa economica e culturale per la “nazione lunga”, ma fatica a farlo.

Cgie, Comites e le reti consultive

Per mantenere vivo il legame con le comunità culturali all’estero l’Italia ha istituito organismi consultivi ufficiali spendendo 4 milioni di euro: il Cgie (Consiglio generale degli italiani all’estero) e il Comites (Comitato degli italiani all’estero), che permettono alle comunità di esprimere le proprie istanze e promuovere la cultura italiana nei Paesi ospitanti.

Tuttavia, i fondi statali destinati a queste reti culturali sono stati ridotti nel corso degli anni, delegando molto del lavoro al “volontariato” delle singole comunità.

In senso transculturale si muove anche l’Iila, l’Organizzazione Internazionale Italo-Latino-Americana, che funge da ponte istituzionale e culturale tra l’Italia e l’America Latina portando avanti progetti, scambi accademici e promozione artistica[x].

Le principali espressioni delle reti, associazioni e istituzioni, spesso però deboli, piccole e frammentate, che collegano gli aspetti culturali dell’identità italiana con le attività commerciali e imprenditoriali sono le Camere di Commercio[xi].

La lingua italiana come primo indicatore

Ma il primo indicatore dell’amore per l’Italia è la volontà di studiarne la lingua pur non avendone necessità di natura commerciale.

L’italiano è una delle lingue straniere più studiate al mondo. Ogni anno ci sono oltre 2 milioni di studenti stranieri iscritti ai corsi degli Istituti Italiani di Cultura, della Società Dante Alighieri e delle università estere[xii].

Il Sistema della formazione italiana nel mondo comprende sette scuole statali all’estero, ad Addis Abeba, Atene, Barcellona, Madrid, Istanbul, Parigi e Zurigo, che rappresentano la proiezione diretta del sistema scolastico italiano fuori dai confini nazionali[xiii].

Oltre alle scuole, lo Stato italiano con il Decreto Legislativo 64/2017 finanzia programmi specifici per inserire la nostra lingua nei sistemi scolastici locali[xiv].

Ma anche qui ci sono fragilità. Un rilievo dolente è stato, a seguito della crisi diplomatica del 2020-2021, la chiusura dopo 119 anni di attività dell’Istituto Onnicomprensivo italiano di Asmara – la scuola italiana statale più antica e grande all’estero[xv].

Invece in Somalia, dove l’italiano è stata la lingua ufficiale e amministrativa fino al 1972, dal 2022 è stato reintrodotto un notiziario in italiano a Radio Mogadiscio, come scelta strategica di diplomazia culturale, geopolitica ed eredità storica.

Roma considera la diaspora italiana all’estero principalmente come un ricordo dell’emigrazione o al massimo come una questione relativa ai servizi consolari.

Chi investe sulla propria nazione lunga: Francia, Irlanda, Polonia

La Francia a fronte di una comunità all’estero- 2,5 milioni di cittadini – molto più ridotta spende molto di più per la diaspora, 154 milioni di euro l’anno e 391 milioni per la rete scolastica internazionale[xvi]. L’Italia spende 35 milioni all’anno e 35 per le scuole[xvii]. Ma la verità è che i legami familiari, culturali e professionali potrebbero stabilire fiducia, mobilità e collaborazione tra l’Italia e gli altri Paesi, in particolare latini.

L’Irlanda usa la diaspora come asset finanziario convertendo i legami culturali in miliardi di euro di investimenti diretti ed eventi commerciali globali, la Polonia usa una fetta enorme del budget per la tutela delle storiche minoranze nei Paesi dell’Est.

Tuttavia, in Italia senza un’organizzazione strutturata rimangono un capitale disperso. L’origine italiana da sola non garantisce influenza. Può diventarla se viene collegata a istituzioni e interessi specifici.

IL CASO ARGENTINO: LA NAZIONE LUNGA AFFETTIVA

La presenza italiana in Argentina si manifesta nelle feste patronali delle comunità siciliane, calabresi o venete, nelle associazioni e nelle antiche società di mutuo soccorso, ma soprattutto nella vita quotidiana: nelle ricette tramandate dai nonni, nei dialetti e nei cognomi.

L’italianità degli argentini di origine italiana non è una copia dell’Italia: è un’Italia trasformata dall’emigrazione, mescolata alla cultura argentina e spesso conservata nella memoria familiare più che nella conoscenza dell’Italia contemporanea.

Questa identità continua a essere alimentata dalle istituzioni: l’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires propone corsi regolari e intensivi di italiano, di letteratura e arte.

La rete scolastica è altrettanto significativa. Ma il legame non passa tanto dalle istituzioni: un argentino di terza o quarta generazione può non parlare italiano, ma conoscere il Paese da cui partì il bisnonno e custodirne le fotografie. E così cercare di ricostruire la propria genealogia e ottenere la cittadinanza italiana. È per questo che alcuni discendenti possono vivere il sentimento di italianità con una consapevolezza persino più forte di quella di molti italiani che vivono in Italia: per chi nasce in Italia, l’identità italiana è spesso un dato naturale; per chi nasce a Buenos Aires e ha un nonno emigrato dall’Italia, può diventare qualcosa da cercare e rivendicare.

IL CASO BRASILIANO: LA NAZIONE LUNGA NEL TERRITORIO

In Brasile l’Italia non è soltanto una memoria dell’emigrazione: è una componente profonda della società brasiliana.

Il fenomeno immigratorio assume in Brasile una dimensione territoriale: in alcune comunità l’origine italiana non è soltanto una storia raccontata dai nonni, ma è visibile nei nomi dei luoghi, nelle architetture razionaliste[xviii] e persino nel paesaggio.

Intere comunità di immigrati si sono insediate nelle campagne e hanno contribuito alla formazione economica di vaste aree del Sud-Est del Paese[xix].

Questa differenza evidente con il caso argentino si riflette anche nel modo in cui l’italianità viene celebrata. In Brasile esistono feste italiane, settimane dell’immigrazione e celebrazioni regionali[xx].

Ma, anche qui, la dimensione più interessante è quella che esiste al di là delle celebrazioni ufficiali. La cultura italiana è stata trasformata dal contatto con quella brasiliana: le tradizioni regionali sono state reinterpretate, la cucina è diventata italo-brasiliana, i dialetti si sono mescolati al portoghese e le varie identità hanno assunto nuovi significati.

Oggi l’Italia cerca di trasformare questo patrimonio storico in una relazione contemporanea. L’Istituto Italiano di Cultura di São Paulo non presenta più la propria missione soltanto come conservazione della cultura italiana, ma come promozione dello scambio culturale tra Italia e Brasile. La domanda di italiano cresce anche in aree che non coincidono con quelle storicamente interessate dall’immigrazione. L’italiano smette di essere soltanto la lingua degli immigrati e dei loro discendenti e diventa una lingua di cultura e relazione con l’Italia contemporanea.

IL CASO STATUNITENSE: LA NAZIONE LUNGA ASSORBITA

Negli Stati Uniti l’immigrazione italiana si concentrò soprattutto nei grandi centri urbani, creando quartieri e vere e proprie “Little Italies”[xxi].

Ma in questo Paese l’Italia ha seguito un percorso diverso rispetto ad Argentina e Brasile: non ha contribuito soltanto a creare comunità italiane, ma è stata progressivamente assorbita dentro la grande costruzione multiculturale americana, fino a diventare una componente riconoscibile dell’identità degli Stati Uniti.

La scuola americana, la lingua inglese, la cultura popolare e le istituzioni nazionali hanno progressivamente trasformato le seconde e terze generazioni in americani[xxii].

Negli Stati Uniti la perdita della lingua italiana è stata molto più marcata rispetto ad Argentina e Brasile e l’italianità è sopravvissuta attraverso la religione, il cibo, la memoria familiare e, soprattutto, attraverso la rappresentazione pubblica dell’essere “Italian American“.

Anche le feste mostrano questa evoluzione: accanto alle tradizionali feste patronali delle singole comunità, gli Stati Uniti celebrano ogni anno, a ottobre, un vero e proprio Italian American Heritage Month.[xxiii]

Anche la politica culturale italiana negli Stati Uniti riflette questa trasformazione. L’Italia dispone di una rete particolarmente articolata: cinque Istituti Italiani di Cultura — New York, Washington, Los Angeles, Chicago e San Francisco — e sette Uffici scolastici collegati all’Ambasciata e alla rete consolare, che sostengono la diffusione della lingua e della cultura italiana nelle scuole e nelle università americane.

TRE ITALIE, UNA NAZIONE LUNGA MANCATA

L’emigrazione non ha semplicemente portato l’Italia fuori dall’Italia. Ha moltiplicato l’Italia.

In Argentina l’Italia è quella che si sente più dentro la famiglia: è ‘un Italia affettiva. In Brasile, l’Italia è anche dentro il territorio: è ‘un’Italia più sociale. Negli Stati Uniti l’Italia è soprattutto dentro un’identità culturale ormai americana. Ma Roma fa troppo poco per l’enorme patrimonio di questi Paesi.

Il compito dell’Italia oggi non è riportare i discendenti verso un’Italia del passato, ma entrare in dialogo con le diverse Italie che sono nate nel mondo. La politica culturale italiana dovrebbe imparare maggiormente a riconoscere, ascoltare e valorizzare queste diverse italianità, invece di limitarsi a conservarne la memoria, così da permettere al Paese di ergersi a guida dei Paesi latini.


Note sui dati e sulle stime

[i] In Europaoltre 3,523.854 milioni di persone (circa il 53% del totale), in America Meridionale circa 2,189,525milioni (il 33%), in America Settentrionale e Centrale circa 578.615 (il 9%), in Africa, Asia, Oceania e Antartide circa 338.290 (il 5%)

[ii] Il Regno Unito è storicamente l’area con il tasso di sommerso più alto. Durante le procedure per l’ottenimento del Settled Status post- Brexit, è emerso che decine di migliaia di italiani vivevano e lavoravano per il fisco britannico nel Regno Unito anche se risultavano ancora residenti nei loro comuni d’origine in Italia.

Grazie alla libera circolazione garantita dai Trattati Europei, molti italiani si trasferiscono in altri Paesi dell’Unione Europea senza sentire la necessità burocratica di doversi registrare al consolato.

Molti italiani scelgono di non iscriversi all’Aire per non scontrarsi con una macchina burocratica farraginosa e con consolati spesso percepiti come erogatori di servizi lenti e distanti

Tra i motivi che spingono molti italiani a non registrarsi all’Aire c’è anche il timore di perdere l’assistenza sanitaria perché l’iscrizione al registro comporta l’immediata cancellazione dal Servizio Sanitario Nazionale e la paura di perdere i benefici derivanti dall’Imu e i tassi agevolati sui mutui prima casa

[iii] https://helpersmagazine.hu/italian-citizenship-by-descent-who-is-still-eligible/

Alcune stime più ampie e istituzionali, che includono anche le generazioni più lontane risalenti all’inizio dell’Ottocento, spingono questa cifra fino a 180 milioni di persone

[iv] https://www.consumerismo.it/180-milioni-di-oriundi-italiani-nel-mondo-valore-2500-miliardi-ma-sono-ignorati-48768.html

In Brasile gli oriundi, il 15% dell’intera popolazione, sono concentrati soprattutto negli Stati di San Paolo e Rio Grande do Sul

[v] https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/07/ANNUARIO_STATISTICO_luglio_2025.pdf

[vi] Negli Stati Uniti vivono 16.271.362 persone che dichiarano un’ascendenza italiana, rendendo la comunità italo-americana una delle più numerose del Paese. Essa è storicamente radicata nella East Coast, in particolare negli Stati di New York, New Jersey e Pennsylvania, oltre che nelle grandi aree metropolitane di Chicago e Boston

Importanti comunità di origine italiana sono presenti anche in Uruguay, dove si stima vivano circa 1,2 milioni di persone di origine italiana (pari a circa un terzo della popolazione), in Canada dove risiedono 1.546.390 persone e in Australia con 1.108.364 persone

https://www12.statcan.gc.ca/census-recensement/2021/dp-pd/prof/details/page.cfm?DGUIDlist=2021A000011124&GENDERlist=1%2C2%2C3&HEADERlist=31&LANG=E&STATISTIClist=1%2C4&SearchText=Canada

https://www.abs.gov.au/census/find-census-data/quickstats/2021/3104_AUS

Comunità storicamente rilevanti sono inoltre presenti in Venezuela e in diversi Paesi dell’Europa occidentale, tra cui Francia, Germania e Belgio.

[vii] Il decreto Tajani 36/2025 ha introdotto limiti più stringenti per l’ottenimento della cittadinanza per evitare la trasmissione automatica senza limiti generazionali: bisogna avere dei nonni o dei genitori italiani. Alla base del decreto c’è la convinzione del governo che per anni si sia registrata una crescita esponenziale delle richieste di cittadinanza e di passaporti da parte dei discendenti per motivi di mobilità internazionale e non per una sincera appartenenza all’Italia.

Ma la comunità degli oriundi ha criticato la norma considerandola un tradimento dell’idea di patria diffusa e accusando lo Stato di tagliare i ponti con milioni di potenziali alleati culturali ed economici nel mondo

Dall’Unità d’Italia fino a oggi, il principio fondamentale per l’acquisizione della cittadinanza è rimasto quello dello ius sanguinis, cioè attraverso la discendenza da cittadini italiani. Il primo riferimento fu il Codice civile del 1865, mentre una disciplina organica arrivò con la legge n. 555 del 1912.

La legge serviva a mantenere il legame con le comunità italiane che si erano stabilite all’estero e con le generazioni successive. Con l’articolo 7 lo ius sanguinis paterno diventava resistente alla naturalizzazione all’estero: il figlio di un italiano emigrato e nato in uno Stato estero che applicava lo ius soli, conservava la cittadinanza italiana ius sanguinis anche se acquistava alla nascita la cittadinanza straniera[vii].

La svolta normativa arrivò nel 1992 con la legge n. 91, che confermò lo ius sanguinis senza limiti generazionali e introdusse una disciplina più articolata per l’acquisto della cittadinanza per residenza, prevedendo in particolare un termine ridotto a tre anni per chi fosse figlio o nipote in linea retta di un cittadino italiano per nascita. Questa disposizione ha assunto un’importanza particolare in America Latina, dove sono presenti milioni di discendenti dell’emigrazione italiana: per gli oriundi, dunque, il requisito della residenza necessario per chiedere la cittadinanza per naturalizzazione è significativamente inferiore ai dieci anni previsti in via generale per gli stranieri.

La legge del 1992 riconobbe inoltre la possibilità della doppia cittadinanza anche per l’italiano all’estero che volontariamente decideva di acquistare una cittadinanza straniera.

[viii] Secondo i rapporti di agenzie di mercato e associazioni industriali, esiste un bacino di circa 150-200 milioni di persone ad alto reddito, concentrate in Nord America, Europa, Paesi del Golfo e Asia orientale, definite “aspirational consumers”. Sono persone che scelgono sistematicamente prodotti italiani per l’arredamento, la moda, il vino e la gastronomia, identificando l’Italia come sinonimo di massima qualità della vita.

 

[ix] La lingua ha una diffusione globale legata all’emigrazione, alla prossimità geografica e al suo forte prestigio culturale

https://www.ethnologue.com/language/ita

Altre stime collocano invece il numero complessivo degli italofoni tra 70 e 85 milioni. La differenza dipende dai criteri adottati: oltre alla madrelingua e ai parlanti di seconda lingua, alcune rilevazioni includono anche persone con una competenza funzionale dell’italiano, ossia individui in grado di comprendere e utilizzare la lingua in modo efficace nelle principali situazioni della vita quotidiana, dello studio o del lavoro, pur senza possedere una padronanza paragonabile a quella di un madrelingua.

Note su istituzioni, lingua e scuole

[x] L’Iila (Organizzazione Internazionale Italo-Latino-americana) è un organismo intergovernativo con sede a Roma, fondato nel 1966. Nata per iniziativa dell’allora Ministro degli Esteri Amintore Fanfani, l’organizzazione riunisce l’Italia e 20 repubbliche dell’America Latina con l’obiettivo di promuovere e potenziare i rapporti culturali, scientifici, economici e di cooperazione allo sviluppo. I paesi membri sono: Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, Messico, Nicaragua, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Uruguay e Venezuela. 

[xi] Le Camere di commercio italiane all’estero sono associazioni private di imprenditori e professionisti, riconosciute dallo Stato italiano, radicate in oltre 50 paesi. Uniscono la comunità d’affari locale con quella italiana.

Promuovono eventi culinari (come la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo), fiere di design e mostre artigianali, trasformando la cultura in un volano economico per le imprese italiane.

[xii]  Secondo diverse rilevazioni internazionali, l’italiano si colloca generalmente tra il quarto e il quinto posto nelle classifiche, dopo lingue come inglese, spagnolo, cinese mandarino e francese

https://www.esteri.it/it/temi/cultura/promozionelinguaitaliana

Gli Istituti Italiani di Cultura (IIC) sono organi del Ministero degli Affari Esteri che curano i rapporti culturali e scientifici dell’Italia con gli altri Paesi mentre la Società Dante Alighieri, presente anch’essa globalmente, attrae una vasta rete di italofili che, imparando la lingua, diventano i primi consumatori e promotori dei prodotti e del turismo italiano.

https://www.esteri.it/en/temi/diplomazia_culturale/sistema-della-formazione-italiana-nel-mondo/scuole-statali

Il Maeci sostiene l’insegnamento universitario dell’italiano nel mondo attraverso una rete di lettorati e cattedre di italianistica. Nell’anno accademico 2024/2025 sono stati attivi 132 lettorati MAECI in 63 Paesi, affidati a docenti di ruolo della scuola italiana inviati presso università straniere, dove hanno svolto attività di insegnamento, assistenza agli studenti e collaborazione alla ricerca nell’ambito della lingua e cultura italiana. A questi si aggiungono centinaia di cattedre e corsi universitari sostenuti dal Ministero attraverso contributi alle università straniere.

[xiii] A queste si aggiungono scuole paritarie italiane, scuole non statali e sezioni italiane presso istituti stranieri, bilingui o internazionali. Queste ultime costituiscono uno strumento strategico per la diffusione della lingua e della cultura italiana: il Maeci ne censisce 92 attive nel mondo nelle quali non viene insegnata soltanto la lingua italiana, ma anche altre discipline veicolate in italiano.

In particolare, sono 47 le scuole paritarie italiane all’estero, gestite da enti privati ma riconosciute dallo Stato italiano, alle quali si aggiungono 12 scuole non paritarie e altre istituzioni educative che contribuiscono alla diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Le scuole paritarie possono rilasciare titoli di studio aventi lo stesso valore legale di quelli delle scuole statali italiane.

Le sezioni di lingua italiana presenti all’interno del sistema scolastico europeo (es. a Bruxelles, Lussemburgo, Francoforte) sono destinate prevalentemente ai figli dei dipendenti delle istituzioni UE.

[xiv] Ad esempio, negli Stati Uniti tramite il programma AP – Advanced Placement, o in Australia e in diversi paesi dell’Europa dell’Est.

I Corsi di Lingua e Cultura Italiana sono programmi integrativi o pomeridiani promossi da enti gestori senza fini di lucro, in collaborazione con i consolati che permettono ai figli dei connazionali emigrati (e non solo) di mantenere vivo il legame con l’italiano

Note sui casi nazionali

[xv] In Eritrea le persone più anziane, che hanno vissuto il periodo coloniale, parlano italiano e milioni di persone usano parole italiane ogni giorno.

[xvi] https://www.senat.fr/rap/l25-139-31/l25-139-316.html

[xvii] https://temi.camera.it/leg19/temi/il-bilancio-del-maeci.html

[xviii] Prima di allora furono maestranze italiane a costruire e decorare edifici che si richiamavano all’art deco e liberty.

[xix] In particolare, negli Stati di São Paulo, Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paraná ed Espírito Santo, gli italiani non hanno soltanto costruito associazioni e comunità, ma hanno contribuito alla trasformazione dell’agricoltura, dell’industria, del commercio e delle città. La loro presenza è quindi diventata parte della storia materiale del Brasile, oltre che della sua cultura.

[xx] La Festa della Repubblica del 2 giugno è un momento di incontro tra la comunità italiana e quella brasiliana: nel 2026, a Belo Horizonte, nel Palacio das Mangabeiras, l’80º anniversario della Repubblica è stato celebrato dal Consolato Generale con oltre 200 rappresentanti delle istituzioni, dell’informazione e della comunità italo-brasiliana.

[xxi]  A New York, per esempio, un terzo degli immigrati italiani rimase nell’area della città, interi isolati potevano essere abitati da persone provenienti dallo stesso paese o dalla stessa regione italiana.

[xxii] La Library of Congress descrive questo passaggio come un processo nel quale i figli degli immigrati crescevano dentro la lingua, i simboli patriottici e la cultura popolare degli Stati Uniti, creando una distanza crescente rispetto alla generazione dei genitori.

[xxiii] Nel 2026, inoltre, l’Italia ha partecipato ufficialmente, in occasione dei 250 anni dalla Dichiarazione di Indipendenza, alle celebrazioni di America250, con un programma dedicato a valorizzare il contributo dell’Italia e della comunità italo-americana alla storia e allo sviluppo dell’identità degli Stati Uniti

L’italianità è uscita dai quartieri italiani ed è entrata nella cultura popolare americana. Frank Sinatra, Dean Martin e Joe DiMaggio sono diventati figure della cultura americana, non semplicemente rappresentanti di una minoranza italiana; allo stesso modo, personalità come Enrico Fermi e numerosi scienziati, artisti e professionisti hanno contribuito alle istituzioni americane

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