Verona crocevia d’Europa: il futuro secondo Damiano Tommasi

Sostenibilità, infrastrutture e qualità della vita: il sindaco disegna il percorso per una città al centro delle connessioni europee

Pubblicato il

Ultimo aggiornamento il

Tempo di lettura: 24 minuti
()

Verona, una città che incarna l’incontro tra il Nord e il Sud dell’Europa, è oggi al centro di importanti trasformazioni, con una storia che modella il suo presente e una visione rivolta al futuro. In questa intervista al sindaco Damiano Tommasi, esploriamo come la città affronti le grandi sfide del nostro tempo: dalla sostenibilità ambientale all’innovazione tecnologica, passando per la cooperazione internazionale e il ruolo fondamentale del volontariato, profondamente radicato nella tradizione cattolica locale.

Damiano Tommasi offre uno sguardo sincero e appassionato su come Verona stia cercando di mantenere un delicato equilibrio tra crescita economica e qualità della vita, tra il rispetto delle proprie radici e l’ambizione di diventare un nodo strategico per l’intera Europa. L’intervista si è svolta in un clima di riflessione aperta, in cui emergono non solo i punti di forza della città, ma anche le sue vulnerabilità e le sfide che ancora restano da affrontare per consolidare il suo ruolo nel contesto geopolitico e socioeconomico globale.

Demografia e sfide per Verona

L’Italia affronta una crisi demografica significativa, con un basso tasso di natalità e un invecchiamento della popolazione. In che modo Verona, una delle principali città del Nord Italia, può rispondere a queste sfide per garantire un futuro economico e sociale sostenibile?

Il discorso è ampio. Uno degli aspetti interessanti emerso dall’ultimo report è che, almeno per quanto riguarda Verona, la natalità, sebbene non positiva, è sostenuta in misura leggermente migliore rispetto alla media nazionale grazie alla popolazione straniera, che avrebbe tradizionalmente tassi di natalità più elevati rispetto agli italiani. Tuttavia, si registra anche un calo di natalità tra le famiglie provenienti da altri Paesi, forse segno di un livello e uno stile di vita che è cambiato, andandosi a uniformare con gli standard locali. È probabile che l’inverno demografico continuerà a peggiorare, senza inversioni di tendenza all’orizzonte1.

Ciò che mi preoccupa maggiormente è il motivo per cui molti giovani oggi decidono di non avere figli: forse non sentono la serenità necessaria per diventare genitori e sono frenati dal contesto in cui vivono. Come genitore, capisco che trovare la persona giusta con cui fare un figlio, una figlia, oggi rappresenti una vera sfida. Potrebbe essere un segno di maturità decidere di non avere figli senza le condizioni giuste, ma anche la ricerca della persona giusta. Di certo anche la mancanza di sicurezza economica legata spesso alla precarietà del lavoro e al costo delle abitazioni che non trova un corrispondente allineamento nell’ aumento degli stipendi, ritardano la procreazione.

A Verona tuttavia, nonostante le difficoltà, vediamo più coppie con due, tre o più figli rispetto alla media nazionale. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che Verona è una città economicamente prospera, con una buona qualità della vita e servizi per l’infanzia piuttosto solidi, anche se non sufficienti a coprire tutte le esigenze. Quando le persone qui superano gli ostacoli iniziali, tendono a diventare genitori convinti e ad avere più figli. Il nostro impegno sta nel migliorare ulteriormente l’offerta dei servizi per l’infanzia, obiettivo è quello di dare una risposta al 35, 40 per cento delle famiglie.

Per quanto riguarda la sostenibilità del sistema pensionistico, auspico che si arrivi a trovare un equilibrio, ad esempio attraverso una maggiore flessibilità dell’età pensionabile, incentivando la permanenza nel mondo del lavoro per chi ne ha la possibilità e redistribuendo risorse tra le generazioni. Non si tratta tanto infatti di trovare nuova ricchezza quanto di redistribuirla. I fenomeni migratori, inoltre, giocheranno un ruolo fondamentale, e paradossalmente avremo bisogno di più immigrazione per coprire comparti professionali che andranno sempre più scoprendosi. Anche la vita lavorativa potrebbe allungarsi: vediamo già settantenni ancora in grado di lavorare, e questo fenomeno potrebbe diventare più comune. Ci sono carriere professionali che terminano prematuramente quando alcune figure, come segretari comunali o tecnici comunali, lo dico per esperienza amministrativa, potrebbero ancora offrire un importante contributo. Durante l’emergenza Covid, ad esempio, molti medici pensionati sono tornati in servizio e non solo per sopperire alla carenza di personale, ma con la voglia di farlo, dimostrando che le competenze di figure professionali con lunga esperienza possono ancora essere di grande valore per la collettività.

Quello che mi preoccupa è il valore attribuito alla genitorialità. Sempre meno giovani intravvedono nel diventare genitori un’esperienza positiva; preferiscono concentrarsi su un altro genere di esperienze di vita. E’ vero, siamo sempre più autonomi individualmente ma la pandemia ci ha anche ricordato l’importanza delle relazioni. Tuttavia, la paura e la responsabilità di essere genitori sembrano pesare più di qualsiasi altra considerazione.

Però vorrei soffermarmi su un altro aspetto importante a cui tengo molto: purtroppo, oggi si parla spesso dei giovani come di un problema sociale, e questo è un errore degli adulti. Dovremmo invece valorizzare le loro capacità, promuovendo opportunità di crescita e coinvolgendoli attivamente nei processi decisionali. Cambiare questa visione può aiutare i giovani a sentirsi parte integrante della società, supportandoli nel costruire un futuro positivo, inclusa la genitorialità. Dobbiamo aiutarli a invece recuperare il senso della bellezza e della magia che derivano dal diventare genitori e, un giorno, nonni. Sorride (ndr) è un mio vecchio sogno. Quello di diventare nonno.

Integrazione dei flussi migratori

L’immigrazione è fondamentale per compensare il calo demografico. Quali strategie ha adottato Verona per gestire l’integrazione dei migranti e garantire coesione sociale, contribuendo al contesto più ampio della gestione dei flussi migratori in Italia? Come vede la città affrontare il dibattito sulla cittadinanza, specialmente per le seconde generazioni nate e cresciute in Italia, e quali politiche locali potrebbero essere sviluppate per favorire l’integrazione e il riconoscimento dei diritti civili?

L’immigrazione è un fenomeno naturale, insito nella storia dell’uomo. L’uomo si è sempre spostato, e trovo paradossale che non ci sia una naturale gestione di un fenomeno così connaturato alla nostra esistenza. Ho firmato con convinzione il referendum sul tema della cittadinanza2, perché ci allinea ai Paesi europei, non dimentichiamo che il passaporto italiano significa passaporto europeo. Non stiamo facendo nulla di strano.

Una cosa che mi disturba quando si parla di queste iniziative è l’idea che concedere la cittadinanza tolga qualcosa a qualcuno. In questo periodo è in atto la discussione sulla legge di Bilancio. Spesso, tutto quello che è a costo zero per il Paese va avanti e viene approvato senza problemi. Intendo dire che queste iniziative, non richiedendo risorse economiche, dovrebbero essere meno controverse e più gestibili dal punto di vista finanziario. Non c’è nessuno che ci perde: tutti coloro che sono coinvolti nel fenomeno hanno solo da giovarsene, e non capisco l’ostilità.

Da quando sono sindaco, a Verona circa 500 minorenni ogni anno diventano italiani. Questo avviene automaticamente quando un genitore maggiorenne ottiene la cittadinanza, senza che sia richiesto ai minorenni di conoscere la lingua, la cultura o di aver frequentato scuole italiane. Questo dimostra che il dibattito sulla cittadinanza è già superato dai fatti.

Le nostre classi scolastiche, le nostre società sportive, i luoghi di lavoro riflettono già questa realtà. Vivo in Valpolicella e non so quante mani “italiane” tocchino l’uva di questa terra o quante badanti italiane ci siano nelle nostre case. Non dico questo per sostenere che gli immigrati debbano venire solo a lavorare, ma per sottolineare come la convivenza e il contributo dei migranti siano già parte integrante della nostra società. Ci sono luoghi nel nostro Paese che, senza il fenomeno migratorio, sarebbero stati abbandonati da generazioni, soprattutto nei comuni dell’entroterra che affrontano lo spopolamento e l’accentramento verso le città.

Verona ha il vantaggio di avere un’istituzione come il Cestim (Centro studi per l’immigrazione)3, che dagli anni Ottanta raccoglie dati e porta avanti iniziative importanti sul territorio, come i progetti nelle scuole per aiutare a comprendere e integrare le diverse culture. Questo è fondamentale per accompagnare chi arriva da altre realtà e per favorire la convivenza, rispettando sia la tradizione del Paese di origine sia il contesto in cui si cresce. La nostra storia tradizionale comboniana4, che ci ha portato a essere cittadini del mondo, ci dà tutti gli strumenti per essere apripista di iniziative di questo tipo.

Il dibattito sull’immigrazione come strumento di propaganda politica è ormai superato dalla società e dai fatti. Dobbiamo guardare oltre, verso un futuro in cui l’integrazione e la convivenza siano avvertite come un valore aggiunto e non come una minaccia.

Quadrante Europa e infrastrutture strategiche

Il Quadrante Europa a Verona, secondo snodo logistico europeo, è cruciale per la logistica e il commercio nazionale. In che modo Verona, con il suo ruolo strategico, può contribuire alla competitività italiana nell’integrazione delle reti infrastrutturali europee?

Verona deve evitare di lasciarsi intimorire dallo sviluppo, che spesso viene descritto come insostenibile. Bisogna investire nelle infrastrutture senza paura, assicurandoci nel contempo che queste siano compatibili con il progresso della nostra città, che non è solo una città d’arte, ma è anche una realtà in cui la qualità della vita è sicuramente superiore alla media delle città industriali o produttive europee. Abbiamo questo vantaggio e siamo all’incrocio delle principali vie di comunicazione che vanno verso nord.

Il Quadrante Europa5 è già integrato nelle principali vie di comunicazione. Dalla A22 alle linee ferroviarie est-ovest e nord-sud, ci sono in programma investimenti di parecchie centinaia di milioni di euro. Questo è un momento storico che ci vedrà protagonisti, anche alla luce degli eventi internazionali come la guerra in Ucraina e il raddoppiamento del Canale di Suez, che porteranno sicuramente più traffico nel Mediterraneo rispetto al passato.

Inoltre, il porto di Trieste e il porto di Genova stanno già lavorando per creare, insieme al Quadrante Europa e al nodo di Verona, una delle principali vie di accesso verso il Nord Europa. Parliamo di un incremento del traffico che speriamo di riuscire a gestire adeguatamente, ma che rappresenta anche una straordinaria opportunità per la competitività italiana.

Tommasi sindaco di Verona

Verona e la cooperazione transfrontaliera nel contesto del Trimarium

Trieste, nodo cruciale nel corridoio Baltico-Adriatico, partecipa al progetto Trimarium. Come può Verona, tramite il Quadrante Europa, rafforzare i legami con il Nord Europa e il Mediterraneo in questo contesto di cooperazione geopolitica? Inoltre la sua vicinanza a Trieste e Venezia la rende centrale nel sistema logistico del Nord Adriatico. Come rafforzare i legami con questi porti strategici? Oltretutto Verona è situata in un punto strategico per la cooperazione nella macroregione alpina. In che modo la città può sfruttare la sua posizione per promuovere iniziative economiche e infrastrutturali europee.

Verona è già sede di numerose multinazionali, grazie alla sua posizione strategica come cerniera tra il Mediterraneo e il Nord Europa. Siamo baricentrici rispetto al Nord Italia, non siamo una grande metropoli ma nemmeno una piccola città. Quello che dobbiamo fare è essere ambiziosi e adattare il nostro pensiero alla realtà. Non dobbiamo limitarci a essere una cerniera tra il Nord e il Sud europei e una posizione strategica nel Nord Italia. Dobbiamo avere autorevolezza anche nei tavoli di discussione, contribuendo con idee e ribadendo le priorità.

Il problema è che c’è poca consapevolezza del ruolo allargato che Verona potrebbe avere. C’è la consapevolezza di dover essere presenti, ma manca la convinzione di poter definire una direzione e contribuire attivamente.

Può farci un esempio in merito?

Un esempio che posso fare riguarda le federazioni sportive: nel consiglio regionale, Verona è presente perché “non può non esserci”, ma questo è insufficiente. Dovremmo inviare rappresentanti che non solo occupino un posto, ma che siano in grado di contribuire concretamente quando si prendono decisioni, con una visione per il futuro. Questo approccio vale anche a livello infrastrutturale e politico: non possiamo accontentarci di essere presenti, ma dobbiamo cercare di dare una direzione.

Gli operatori privati già sfruttano la posizione di Verona nel loro business, ma manca un sistema che renda queste iniziative coordinate, sinergiche, sistemiche. Se non si diventa sistema si perdono dei pezzi. Un esempio è l’investimento di RFI (Rete Ferroviaria Italiana) nella città6: ci sono centinaia di milioni di euro in gioco per migliorare il nodo ferroviario est-ovest e nord-sud, e l’alta velocità ci collegherà a Milano e Venezia in soli 40 minuti. Tuttavia, manca ancora un confronto serio e strutturato tra la città e RFI su come integrare questi investimenti con le nostre esigenze locali. È importante che Verona stessa si faccia promotrice di un approccio sistemico e sinergico che coinvolga tutti i livelli della comunità, dalle istituzioni agli operatori economici, per massimizzare i benefici e ridurre al minimo i disagi.

La nostra sfida è passare da una mentalità di semplice presenza a una di proattività e strategia, lavorando in sinergia con gli altri attori coinvolti. Verona deve iniziare a pensarsi come un punto di riferimento e leader nelle iniziative transfrontaliere, non solo come una città che beneficia della sua posizione, ma come una città che definisce le proprie priorità e che lavora per raggiungerle.

Questa incapacità di pensarsi proattivamente, sinergicamente e strategicamente come Paese Italia a tutti i livelli è spesso evidenziata dall’odierna analisi geopolitica.

Credo che in parte sia un’eredità dell’Impero Romano, che ci ha abituati a essere autosufficienti a livello di singole comunità urbane. Questo atteggiamento prevale anche in una città come Verona, che dovrebbe essere più ambiziosa nel mettere a frutto tutte le sue potenzialità. L’attività di lobby dovrebbe essere interpretata come la capacità di creare consenso intorno a un’idea, costruendo alleanze e una visione comune. In Italia, purtroppo, prevale spesso una logica di convenienza immediata piuttosto che una vera convinzione dell’importanza di fare squadra.

Il ruolo di Verona nel sistema di difesa nazionale

Considerando le dinamiche geopolitiche attuali e le crescenti tensioni nel Mediterraneo, quale ruolo strategico può svolgere Verona grazie alla sua rete infrastrutturale? In che modo il Quadrante Europa potrebbe supportare la logistica militare e le operazioni delle forze armate italiane o internazionali, specialmente in collaborazione con le basi militari vicine come Aviano e Vicenza? Verona potrebbe anche avere un ruolo chiave nella gestione di emergenze civili e militari grazie alla sua capacità logistica?

Verona è una base logistica e militare, un ruolo che ricopre come dicevo, sin dai tempi degli antichi Romani. E la nostra città fino ai primi anni 2000 è stata sede della Ftase7 (Forze terrestri Alleate del Sud Europa, ora è sede del Comfoter spt, una delle aree di vertice dell’Esercito Italiano8, e questo la dice lunga sulla sua importanza strategica. Durante l’emergenza ucraina del 2022, Verona è stata un nodo viario fondamentale, fungendo da hub di raccordo per gli aiuti diretti verso l’Est Europa.

Per quanto riguarda il supporto alle operazioni militari e civili, il Quadrante Europa può svolgere un ruolo cruciale. Grazie alla sua capacità logistica, Verona può agevolare non solo i movimenti delle forze armate italiane e internazionali, ma anche la gestione delle emergenze civili. Naturalmente, tutti speriamo che l’aspetto civile prevalga su quello militare, viste le tensioni attuali, ma la città è preparata a supportare entrambi i tipi di operazioni con efficacia e rapidità.

Verona come modello di resilienza urbana nelle sfide geopolitiche, climatiche ed energetiche

La resilienza urbana è diventata una priorità strategica per molte città di fronte a sfide globali come il cambiamento climatico, le crisi energetiche e le instabilità geopolitiche. Quali strategie sta sviluppando Verona per affrontare eventi climatici estremi, come alluvioni e siccità? Quali misure sono state adottate per ridurre la dipendenza energetica esterna e contribuire alla transizione green, soprattutto nel contesto della crisi energetica legata al conflitto in Ucraina? Infine, come può Verona mantenere la propria stabilità economica e infrastrutturale e la competitività internazionale come hub logistico, nonostante le crisi globali?

Dobbiamo andare verso il green per mille motivi. La qualità dell’aria è una sfida importante per una città come la nostra che è un nodo di passaggio per merci e persone ed situata nella pianura Padana. Abbiamo molto su cui lavorare e proprio per questo abbiamo messo a punto un piano di transizione ecologica con approccio sistemico, siamo la prima città in Italia ad averlo fatto. Stiamo predisponendo l’elettrificazione del trasporto pubblico, che avrà un impatto positivo e tangibile sulla riduzione delle emissioni inquinanti.

Non c’è più una forza politica o un’azienda che possa permettersi di non considerarsi sostenibile. I dati ci dicono che siamo ormai in una fase critica e che ogni ritardo nell’azione potrebbe avere conseguenze gravi. Urge chiaramente affrontare il tema delle abitazioni: molti sistemi di riscaldamento e raffrescamento non sono più adeguati agli standard attuali, con i consumi e gli sprechi che ne derivano. Serviranno investimenti significativi per modernizzarli, ed è cruciale che si intervenga in modo strutturale per rendere gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico.

Ma è altrettanto importante lavorare sui modelli di comportamento delle persone, stimolare la generazione di nuove e più rispettose abitudini. Con il tempo, sono convinto, ci saranno sempre meno famiglie con più di una macchina, e questo porterà a un maggiore utilizzo di mezzi alternativi come biciclette, car sharing e trasporto pubblico. Secondo i dati forniti da ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e Confindustria, entro il 2050 circa il 70% della popolazione mondiale vivrà in contesti urbani9, e questo significa che le città dovranno adattarsi a una mobilità sempre più sostenibile e condivisa. Più persone vivranno in città dove l’auto privata avrà sempre meno senso, riducendo così la necessità di possederne una e contribuendo alla diminuzione delle spese energetiche e dell’inquinamento. In ambito mobilità sostenibile, abbiamo inoltre previsto un piano di 25 km di nuove piste ciclabili.

Ci stiamo impegnando anche nella promozione delle comunità energetiche. In tal senso abbiamo anche avviato un progetto con AGSM, la nostra azienda partecipata, che prevede la produzione di energia green negli edifici comunali, ottimizzando così le risorse disponibili. Questo tipo di approccio avrà un impatto significativo: se dieci scuole di Verona utilizzano energia prodotta da una comunità energetica, l’effetto complessivo sarà molto maggiore rispetto all’autoproduzione di un singolo appartamento.

Anche la nuova impiantistica sportiva è stata progettata con un’ottica di utilizzo dell’energia green.

Proiezione economica di Verona nel contesto nazionale

Verona è una delle città più dinamiche del Nord Italia. Quali strategie specifiche si stanno implementando per attrarre investimenti esteri, ad esempio nel settore dell’agroalimentare (come la promozione dei vini locali e dei prodotti DOP/IGP), della logistica avanzata (come la digitalizzazione dei processi logistici e l’uso dell’intelligenza artificiale) e dell’industria tecnologica? Come pensa Verona di posizionarsi come polo di innovazione e sostenere la competitività nazionale anche attraverso collaborazioni con l’Università di Verona e lo sviluppo di start-up tecnologiche?

Lì siamo un po’ timidi, ma l’orientamento è quello di puntare sulla ricerca e sull’innovazione. Siamo un hub manifatturiero di grande rendimento. Nessuna azienda oggi può permettersi di rimanere indietro nei processi di innovazione e ricerca, e di conseguenza è fondamentale continuare a sviluppare nuovi sistemi di produzione. Del resto abbiamo sul territorio esempi di rilevanza internazionale che dimostrano la capacità di stare al passo coi tempi.

In ambito di ricerca è e sarà sempre più importante la collaborazione con le università. Da sottolineare il progetto che è partito nel 2023 con la nascita della start-up del Verona Agrifood Innovation Hub10, un hub di ricerca e sviluppo nel settore delle tecnologie applicate all’agroalimentare, che a Verona rappresenta un comparto tanto importante quanto quello turistico o manifatturiero.

Anche il nuovo Piano di Assetto del Territorio (PAT)11 è un elemento fondamentale per la nostra proiezione economica futura. Ad esempio, la Regione ci ha imposto di riservare una parte dell’area della Marangona12, una delle più vaste e importanti, alla ricerca e all’innovazione. Sarà compito del pubblico invitare e incentivare la presenza di aziende particolarmente innovative in specifici settori.

Il settore pubblico naturalmente crea lo spazio, ma è il privato che deve occuparlo, e questa partnership va incentivata. Bisogna avere un po’ di coraggio e fiducia nel partner privato. Ma il pubblico deve sapersi adeguare alle tempistiche e alle esigenze del settore privato, a partire dal rilascio delle autorizzazioni o nelle priorità di proposta.

Volontariato cattolico come strumento di proiezione esterna

Il Veneto ha una lunga tradizione di volontariato cattolico, che spesso ha avuto una proiezione internazionale, in particolare nelle missioni umanitarie all’estero. In che modo Verona, e il Veneto in generale, possono sfruttare questa tradizione per rafforzare il soft power dell’Italia e contribuire alle dinamiche geopolitiche globali, promuovendo la cooperazione internazionale e la solidarietà?

Qui torniamo, a mio avviso, sul tema della consapevolezza di avere cose da dire. Noi abbiamo una storia che ci renderebbe credibili nel portare avanti questo tipo di iniziative. Qui, ad esempio, c’è la sede di un importante periodico di informazione qual è Nigrizia13, e qui ha sede il Don Calabria14, che pur non essendo parte del filone comboniano, è comunque presente in molti Paesi del mondo.

Potremmo essere credibili e la vera chiave è chiedersi se può aver senso che Verona diventi un luogo di dialogo permanente come è stato per “L’Arena di pace”15. Io sono convinto che ci sia l’humus e la predisposizione nelle persone per apprezzare questo genere di iniziative, ma siamo ancora un po’ timidi. Questa “timidezza” la sento anch’io personalmente, come quando mi sono trasferito da giovane a Roma, venendo da una consolidata tradizione veneto-veronese. L’impatto con Roma, che è per certi versi esattamente l’opposto, mi ha fatto apprezzare entrambe le dimensioni, e confesso che vedo nella nostra timidezza delle opportunità che ci perdiamo.

Avere una storia consolidata di volontariato è un grande vantaggio. Io stesso sono stato in Congo con gli ex calciatori della nazionale italiana per l’inaugurazione dei Giochi Olimpici africani nel 201516, e vedere la statua di Comboni lì mi ha fatto capire quanto siamo celebrati e riconosciuti come Paese. Questo ci dà la dimensione di chi siamo, e della credibilità che avremmo se ci spingessimo un po’ oltre. Spesso, è solo una questione di superare la nostra timidezza.

Parlavi di aver apprezzato sia Roma che Verona, due città inestricabilmente legate per la loro storia. Puoi approfondire questo concetto? Cosa apprezzi delle due realtà?

Di Roma apprezzo il fatto che è una città aperta all’altro e non teme l’invasione di campo, cosa che invece, a volte, a Verona è percepita quando si dà troppa confidenza. Nel contempo, di Verona apprezzo che si arriva più tardi, ma si arriva per davvero, a differenza di Roma, dove l’arrivo può essere spesso solo apparente.

L’esperienza nel calcio

Da ex calciatore professionista e attuale sindaco di una delle città più importanti del Veneto, cosa porta della sua esperienza sportiva nel suo ruolo di amministratore pubblico? Ci sono lezioni che ha imparato sul campo da gioco che trova utili anche oggi in politica?

Tutte! Sono due lavori, il lavoro dell’atleta professionista e quello del personaggio pubblico con responsabilità che si assomigliano molto in tante dinamiche, soprattutto nel rapporto con le persone. Gli alti e bassi del successo sportivo sono gli stessi del consenso politico: la verità delle relazioni sta sempre nei fatti, sia in campo che fuori. Ho avuto la fortuna, a Roma, di essere fischiato, insultato e criticato per anni, e poi di essere osannato, fortunatamente nella fase finale della mia esperienza romana. L’esaltazione dura per sempre, mentre i fischi sono durati due anni, e tutto è dipeso dai fatti: dal farmi conoscere e dal successo della squadra. Sono stati i risultati a cambiare la percezione e a instaurare una relazione diversa. Penso che sia e sarà così anche in politica: quando conosci la persona dietro la figura del politico, riesci ad apprezzarla. Questo è l’obiettivo che mi pongo ogni giorno: far percepire la nostra amministrazione come un’amministrazione fatta di persone, prima che di politici. E quando ci sono le persone, i risultati si vedono.

Verona come luogo di incontro tra due Europe

Verona è stata descritta come una ‘fiaba nordica in un contesto mediterraneo’, una città che si trova a cavallo tra il nord e il sud dell’Europa. Una caratteristica di transizione quindi. Si rivede in questa idea?

Io mi rivedo molto nella sua origine contadina. Siamo molto simili a quel pensiero là. Semplicità, piedi per terra, niente voli pindarici. Coi suoi pro e contro perché anche nella vita contadina si nascondevano delle miserie. Però ecco vedo tanto di quella tradizione , che poi è parte di tanti luoghi dell’Italia, del Veneto in particolare: una grande tradizione cattolica, una grande esperienza di immigrazione e quindi di umiltà, legata alla storia recente del Dopoguerra che lasciò questa regione devastata. Il rimboccarsi le maniche fa parte di quella cultura. Mentre la vicinanza al Nord Europa ci aiuta a marcare la differenza rispetto ad altri contesti italiani, dove prevale invece la focosità delle persone.

1 https://www.larena.it/territorio-veronese/citta/inverno-demografico-a-verona-nascite-calate-di-un-terzo-in-quindici-anni-la-mappa-della-denatalita-1.12436117

2 https://www.larena.it/territorio-veronese/citta/tommasi-firma-il-referendum-di-europa-sulla-cittadinanza-italiana-italia-in-ritardo-1.12446829

3 https://www.cestim.it/

4 https://www.comboniani.org/?page_id=14965

5 https://www.quadranteeuropa.it/it/

6 https://nordesteconomia.gelocal.it/infrastrutture/2024/04/25/news/alta_velocita_a_maggio_al_via_il_cantiere_di_rfi_a_verona-14254175/

7 https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/verona/cultura-e-tempo-libero/23_marzo_27/verona-e-la-guerra-fredda-la-ftase-i-bunker-segreti-e-il-rapimento-di-dozier-d1df7abc-cb20-11ed-b8ad-833208242310.shtml

8 https://it.wikipedia.org/wiki/Comando_delle_Forze_Operative_Terrestri_di_Supporto

9 https://unric.org/it/un-75-i-grandi-temi-una-demografia-che-cambia/

10 https://veronaagrifoodhub.com/

11 https://www.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=4347&tt=verona_agid

12 https://ufficiostampa.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=9561&id_com=32381

13 https://www.fondazionenigrizia.org/

14 https://www.doncalabria.it/

15 https://www.arenadipace.it/

16 https://www.coni.it/it/news/le-stelle-azzurre-inaugurano-lo-stadio-di-brazzaville-tommasi-%E2%80%9Csogniamo-le-olimpiadi-2024-a-roma%E2%80%9D.html

Come valuti questo contenuto?

Valutazione media / 5. Valutazioni

Ancora nessuna valutazione. Sii il primo a esprimerti.

Articoli correlati