“Questi americani rappresentano il nuovo Impero Romano e noi britannici, come gli antichi greci, dobbiamo insegnare loro come farlo funzionare”
- Harold Macmillan, Primo Ministro del Regno Unito dal 1957 al 1963
Il filosofo tedesco naturalizzato statunitense Leo Strauss identificava le radici culturali della civiltà occidentale con due città: Atene e Gerusalemme. La prima in quanto culla dell’eredità classica; la seconda di quella giudaico-cristiana. Entrambe queste eredità sono confluite in un’altra capitale, che le ha portate all’apice del proprio splendore con l’impero romano, per quanto riguarda la radice classica, e con il cristianesimo, per quanto concerne la matrice religiosa. La città in questione è chiaramente Roma. Che ha quindi combinato Atene con Gerusalemme, generando l’Occidente.
La storia della civiltà occidentale moderna è stata segnata da entità politiche che, pur essendo piccole e localizzate in una penisola relativamente desolata nell’estremità occidentale dell’Eurasia, diventarono imperi globali. Scoprirono le Americhe, per poi colonizzarle. Espulsero dalla storia le collettività africane, che ad oggi non ci sono ancora rientrate. Hanno ridotto all’impotenza i popoli turchi, la civiltà persiana e soggiogato quella indiana. Hanno umiliato la civiltà cinese, dove erano sorti alcuni degli imperi più fiorenti della storia.
Al netto dei giudizi – che dovrebbero sempre tenere conto della distanza storica – che si possono dare sulle implicazioni di tali processi, è innegabile che l’ascesa a egemoni globali di piccole entità politiche di un continente, l’Europa, a lungo ben più povero dell’India o della Cina è qualcosa semplicemente di straordinario. Di conseguenza, appare corretta la tesi dello storico britannico Niall Ferguson per cui il processo più importante degli ultimi cinquecento anni è stato l’ascesa dell’Occidente a civiltà più potente della storia. Un Occidente, nota Ferguson, che conservava non poche caratteristiche culturali di quello che può essere definito «l’Occidente 1.0», cioè l’antica Roma. Tra queste figurano il codice civile, una certa concezione di cittadinanza, l’idea per cui ci debba essere un equilibrio di potere tra le istituzioni dello Stato, fino allo stile architettonico.[1]
Conseguentemente, non dovrebbe sorprendere che il processo che ha portato l’Occidente a dominare le altre civiltà sia partito successivamente alla riscoperta dei classici, avvenuta nel Rinascimento. Il politologo americano Samuel Huntington ha sottolineato che «l’Occidente non ha conquistato il mondo con la superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione ma attraverso la sua superiorità nell’uso della violenza organizzata [il potere militare]. Gli occidentali lo dimenticano spesso, i non occidentali mai[2]». Ma la superiorità militare occidentale non è stata prodotta dal caso. Tracciando una linea di continuità tra le istituzioni delle potenze moderne (USA e Regno Unito in primis) e quelle antiche (Roma e antica Grecia), lo storico classicista, e molto occidentalista, Victor Davis Hanson ha sottolineato che quando queste istituzioni, afferenti a quello che egli definisce «paradigma occidentale», vengono applicate alle questioni belliche, il risultato di solito è una chiara superiorità militare.
Questa era quindi una conseguenza della superiorità in altri settori: nelle scoperte scientifiche, nelle capacità amministrative, nell’economia, nella tecnologia e nella gestione del potere politico. In breve, per recitare Ferguson, le fondamenta della supremazia geopolitica dell’Occidente sono derivate tutte da un unico fatto: le istituzioni politiche, sociali ed economiche occidentali si sono dimostrate migliori, o almeno più efficaci, nell’organizzare le collettività umane.[3] E, storicamente, i Paesi occidentali più potenti sono stati l’impero austriaco, la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Tra tutti questi c’era un elemento comune: si richiamavano all’Antica Roma.
I casi più rilevanti sono comunque tre: Francia (in particolare per il suo contributo intellettuale), Regno Unito e Stati Uniti. L’impero britannico è stato la potenza occidentale che ha creato il mondo moderno. Gli Stati Uniti hanno fatto un passo ulteriore. Hanno costruito un impero con un raggio globale come gli inglesi, ma partendo da una base di potenza molto più estesa. Erano un continente, non un’isola dalle modeste dimensioni. E potevano attingere a un bacino di risorse estremamente più ricco. L’Impero americano, quindi, non poteva che essere indiscutibilmente superiore rispetto a quello britannico (il che tra l’altro rende ancora più apprezzabile l’arte di governo inglese).
Ma esso è stato impostato su una filosofia politica e una visione strategica estremamente simile a quella dell’Impero britannico. Il quale, a sua volta, aveva come fonte di ispirazione Roma. I coloni partiti dalla Gran Bretagna verso il Nord America hanno infatti portato con sé l’idea inglese per cui le istituzioni statali dovessero essere progettate in modo da garantire i diritti degli individui liberi, come quelli di proprietà. Concetto riaffermato nel contesto della Guerra d’indipendenza americana. Al fine di tutelare la libertà degli individui, seguendo le idee del filosofo John Locke (guarda caso inglese), i padri fondatori progettarono un sistema che prevedeva la divisione dei poteri tra diverse istituzioni (continua).
[1]N. Ferguson, Occidente: ascesa e declino di una civiltà, Mondadori, 2012.
[2]S. P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garanti Editore, Milano, 1997. L’edizione originaria è del 1996.
[3]Cfr. N. Ferguson, op. cit.





