Le economie dei cinque Stan (Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan) presentano punti di forza e altri di estrema debolezza, in un contesto globale profondamente mutato, i quali possono alternativamente proiettarle verso un futuro di consolidamento e crescita piuttosto che di incertezza e vulnerabilità a shock esterni.
L’attuale contesto geopolitico vede la crisi della globalizzazione a guida americana fondata sul controllo dei colli di bottiglia marittimi (Hormuz, Bab el Mandeb, Suez ecc.) e la weaponization delle catene di approvvigionamento energetico mondiali, a causa dei numerosi conflitti in corso che minano l’ordine mondiale (Ucraina, Iran su tutti). In tale scenario il Centro Asia negli ultimi anni è sempre più monitorato dalle potenze mondiali: da un lato come un bacino di risorse preziose (idrocarburi e metalli) richiesti dall’industria nucleare civile e militare, dagli sviluppi dell’economia verde, digitale e dell’AI; dall’altro come snodo strategico (alternativo-complementare) dei traffici regionali/globali sia materiali che immateriali.
In questa prospettiva le cinque Repubbliche presentano un mix di risorse naturali e riforme strutturali che ne alimentano la forte attrattività finanziaria:
- Corridoio logistico eurasiatico (Middle Corridor): il Trans-Caspian International Transport Route (TITR) è diventato la principale alternativa commerciale per collegare la Cina all’Europa aggirando la Russia. Gli investimenti in ferrovie, porti caspici e hub logistici aumentano l’attrattività finanziaria della regione, ma trasformano il corridoio anche in un vettore di esposizione a capitale estero, debito, garanzie pubbliche e rischio operativo.
- Centralità delle materie prime critiche: oltre ai tradizionali idrocarburi (gas in Turkmenistan e petrolio nel giacimento di Tengiz in Kazakistan), la regione detiene enormi riserve di minerali rari, uranio e litio su tutti, fondamentali per la transizione energetica globale. L’UE e gli Stati Uniti, in particolare, hanno avviato partnership strategiche multimilionarie per assicurarsi l’accesso a tali risorse[1].
- Boom demografico e il riformismo dell’Uzbekistan: L’Uzbekistan agisce da vero e proprio motore demografico e di consumo. Le riforme di liberalizzazione economica del presidente Mirziyoyev hanno raddoppiato il PIL pro capite negli ultimi dieci anni, creando un mercato interno vibrante, trainato dalle costruzioni, dal manifatturiero (tessile e metallurgico) e dai servizi.
Accanto a questi punti di forza, accompagnati da indici di crescita eccezionali (con punte oltre l’8% in Kirghizistan), le economie degli Stan presentano tuttavia elementi strutturali critici che ne aumentano il rischio finanziario sia in termini di sostenibilità dei sistemi-Paese che di opportunità per investimenti privati esteri. I più significativi possono essere sintetizzati nei seguenti punti:
- Rischi di dipendenza geopolitica e sanzionatoria: nonostante la diversificazione, i 5 Stan rimangono fortemente legati a doppio filo alla Russia per le rotte di esportazione (specialmente gli oleodotti kazaki) e alla Cina per il debito estero e gli investimenti infrastrutturali. Esiste un rischio costante di sanzioni secondarie da parte dell’Occidente qualora le aziende locali facilitino il transito di beni dual-use[2] verso Mosca.
- Vulnerabilità alle rimesse e shock occupazionali: le economie minori come Tagikistan e Kirghizistan dipendono ancora fortemente dalle rimesse dei propri lavoratori emigrati in Russia. Il rallentamento dell’economia russa e il progressivo inasprimento delle leggi sull’immigrazione a Mosca rappresentano una minaccia diretta alla stabilità della bilancia dei pagamenti e alla riduzione della povertà in questi Paesi.
- Inflazione e pressioni fiscali: la forte domanda interna, l’aumento dei salari reali e l’adeguamento delle tariffe pubbliche (acqua ed energia) mantengono l’inflazione su livelli di guardia. Come rilevato dalla Banca Mondiale e dall’Asian Development Bank, Paesi come il Kazakistan si trovano a dover attuare una forte stretta fiscale per ridurre il deficit di bilancio, rischiando di frenare la crescita del settore non estrattivo.
- Trasparenza e Governance: mentre l’Uzbekistan e il Kazakistan stanno migliorando i propri rating di rischio politico ed economico, mercati come il Turkmenistan rimangono quasi totalmente opachi e chiusi agli investimenti privati diretti non statali, limitando lo sviluppo di un tessuto imprenditoriale moderno.
- Maledizione delle risorse (Resource Curse): consiste nella dipendenza economica dalla massiccia esportazione di risorse naturali quali gas (Turkmenistan), petrolio e uranio (Kazakistan), oro (Uzbekistan), metalli ferrosi e terre rare (Kazakistan e Kirghizistan) che copre circa il 70-80% della bilancia commerciale dei cinque Stan[3]. Questa dominanza del settore estrattivo ha determinato fino ad ora una crescita economica sbilanciata, la dipendenza dalle fluttuazioni dei mercati globali e il consolidamento dei modelli di governance rentier e autoritari.
In particolare, il modello rentier (basato sullo sfruttamento di rendite dalle esportazioni) trasversale a tutte le economie dell’Asia Centrale, ha generato nel tempo una crescita economica non inclusiva (le rendite economiche restano in poche mani di élite al potere), corruzione endemica, assenza di diversificazione industriale (non vengono sviluppati i settori produttivi diversi dalle materie prime), forte vulnerabilità esterna (gli Stan restano esposti alle oscillazioni dei prezzi delle commodities e alle pressioni geopolitiche delle potenze regionali).
L’importanza della leva finanziaria nei piani di sviluppo dell’Asia Centrale
I due giganti della regione (Kazakistan e Uzbekistan) stanno attuando riforme finanziarie e monetarie per stabilizzare le proprie valute, attrarre capitali esteri e diversificare i canali di finanziamento.
1. L’Uzbekistan sta vivendo una crescita eccezionale, stimata dal Fondo Monetario Internazionale al 6,8%[4]. Il PIL nominale del Paese è raddoppiato rispetto al 2017 grazie a una decisa svolta pro-mercato guidata dal presidente Mirziyoyev. Le riforme cardine includono una politica monetaria e il controllo dell’inflazione da parte della Banca Centrale dell’Uzbekistan al fine di mantenere un tasso di interesse fermo al 14% per contrastare le pressioni inflazionistiche. La strategia sta funzionando con l’inflazione che è scesa dal 9,8% a una proiezione del 7,3%[5]
Il governo ha ridotto inoltre il deficit fiscale portandolo al 2,1% del PIL (ben al di sotto del target strutturale del 3%), tagliando i massicci sussidi statali alle imprese energetiche e avviando la privatizzazione delle grandi banche statali.
Per accelerare l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (previsto entro la fine del 2026), l’Uzbekistan inoltre nel 2025 ha varato la National Trade Facilitation Roadmap[6] e rimosso i vecchi sgravi fiscali per gli esportatori, allineandosi agli standard internazionali di concorrenza.
2. Una delle novità finanziarie più rilevanti dell’area è l’apertura formale e di massa alla finanza islamica (c.d. “Sharia compliant”). Si tratta di una svolta strategica per sbloccare i capitali privati di una popolazione a larga maggioranza musulmana che storicamente diffidava del sistema bancario tradizionale.
Il Kazakistan è il leader regionale in questo comparto. Ha già emesso i primi Sukuk[7] al dettaglio (obbligazioni islamiche) e a fine 2025 ha introdotto una nuova legge bancaria che consente alle banche commerciali tradizionali di aprire “finestre islamiche” per offrire prodotti conformi alla Sharia. Per attirare nuovi operatori esteri, il governo kazako ha ridotto i requisiti minimi di capitale per queste istituzioni a soli 8 milioni di dollari.
L’Uzbekistan dal canto suo ha seguito l’esempio adottando una legge quadro sulla finanza islamica[8]. L’obiettivo della strategia nazionale è far sì che entro i prossimi anni almeno il 10-15% del mercato del credito (soprattutto mutui e microfinanza) sia gestito tramite contratti islamici (Murabaha, Mudaraba[9]), creando un ponte finanziario diretto con gli investitori e i fondi sovrani del Golfo Persico (Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita).
Economia aperta e sicurezza degli investimenti: riformismo normativo in Asia Centrale
1. L’evoluzione normativa nei 5 Stan sta ridisegnando l’attrattività dell’intera regione, trasformandola da un’area a forte controllo statale a un mercato aperto agli “investimenti diretti esteri” (IDE). Per le aziende europee, ad esempio, questo cambio di paradigma offre opportunità concrete, protette da nuovi quadri giuridici e incentivi fiscali senza precedenti nella storia post-sovietica.
Per attrarre i capitali occidentali e ridurre la dipendenza dai mercati russo e cinese, i governi centroasiatici (con Kazakistan e Uzbekistan in testa) hanno avviato una profonda ristrutturazione del loro impianto legale e societario.
Il Kazakistan ha compiuto il passo più radicale istituendo l’Astana International Financial Centre (AIFC)[10] addirittura con una riforma costituzionale. All’interno dell’AIFC non si applica il diritto kazako, bensì un sistema giuridico indipendente basato interamente sulla Common Law inglese. Questo nuovo sistema prevede che le controversie commerciali siano giudicate da una corte dedicata, presieduta da giudici britannici di alto profilo, garantendo alle aziende europee la massima trasparenza, la tutela della proprietà intellettuale e l’imparzialità dei verdetti. Le società registrate godono di esenzioni fiscali sulle imposte societarie e personali sul reddito fino al 2066, oltre a procedure di visto semplificate per i lavoratori espatriati.
Dal canto suo l’Uzbekistan ha progressivamente smantellato il vecchio sistema protezionistico attraverso una nuova legge del 2019 sugli “Investimenti e l’Attività di Investimento”[11]. Con questa riforma Tashkent ha garantito il libero rimpatrio dei profitti e la conversione valutaria, superando il blocco dei cambi che per decenni ha frenato le imprese estere. Inoltre, la normativa prevede una “clausola di salvaguardia” di 10 anni: se il governo uzbeko dovesse peggiorare le leggi fiscali o sugli investimenti, alle aziende estere già presenti continuerà ad applicarsi la normativa precedente, più favorevole.
2. Nonostante le riforme, operare nei 5 Stan presenta tuttavia complessità burocratiche e rischi geopolitici non trascurabili. Per muoversi con successo, le aziende straniere, ad esempio, possono adottare precise strategie come sfruttare le Agenzie di Credito all’Esportazione (ECA)[12].
Un’altra possibilità è operare in joint venture, soprattutto nei settori delle infrastrutture e delle materie prime, dove la cooperazione con un partner locale strutturato è essenziale per affrontare la burocrazia e ottenere le licenze necessarie.
Anche l’utilizzo delle Zone Economiche Speciali (ZES) è utile per gli investimenti diretti delle imprese: stabilire la produzione all’interno delle numerose ZES create in Uzbekistan e Kazakistan consente di azzerare i dazi doganali sull’importazione di componenti e di beneficiare di terreni e utenze a prezzi calmierati.
3. In conclusione, si può affermare che lo spazio economico centroasiatico si attesti sempre più, sia all’interno che all’esterno, come un ambito di crescenti opportunità finanziarie di investimento e sviluppo industriale sia per le imprese domestiche, aiutate dagli incentivi nazionali finalizzati alla diversificazione e alla transizione energetica, sia per le imprese estere, visti i crescenti interessi strategici che si vedono convergere nella regione.
Per incrementare questo sviluppo e favorire questa traiettoria, gli Stan dovranno puntare sul rafforzamento di alcuni pillar strategici ineludibili: investire le ampie risorse finanziarie legate all’industria estrattiva nella diversificazione economica; incrementare la cooperazione regionale, normativa, economica e commerciale allo scopo di rafforzarsi come centro unitario di interesse geo-strategico; infine, continuare a rafforzare la diplomazia multivettoriale che ha consentito soprattutto a Kazakistan e Uzbekistan di mantenere un equilibrio dinamico ed efficace tra le potenze mondiali senza tuttavia cadere nei rispettivi coni esclusivi di influenza, preservando in questo modo una capacità politica ed economica assertiva.
Compito ambizioso, non privo di ostacoli, che può offrire agli Stati centroasiatici maggiori margini di autonomia finanziaria, ma non li sottrae alla vulnerabilità prodotta dall’apertura ai mercati globali: sanzioni, volatilità delle commodity, dipendenza da capitali esteri, rimesse, cambio e opacità regolatoria continueranno a definire il profilo di rischio della regione.
[1] Il Kazakistan è il gigante delle materie prime, detiene circa il 60% delle risorse minerarie dell’ex URSS, primo Paese al mondo per riserve di uranio; il Turkmenistan ha la quarta riserva al mondo di gas naturale, con una produzione in forte aumento prevista per il 2026 di 76 miliardi di metri cubi; l’Uzbekistan e il Kirghizistan sono ricchi di oro, carbone, uranio e metalli.
[2] Beni civili utilizzabili anche a fini militari o strategici.
[3] La gestione di questa immensa ricchezza ha fatto sì che gli -Stan in trent’anni (1991-2024) aumentassero il loro PIL nominale esponenzialmente, soprattutto quelli dotati di maggiori riserve energetiche: Kazakistan (da 24,9 a 291,5 mld), Uzbekistan (da 13,8 a 115 mld), Turkmenistan (da 3,2 a 51,4 mld), Kirghizistan (da 2,5 a 17,5 mld), Tagikistan (da 2,5 a 14,2 mld, cfr. https://data.worldbank.org/?locations=UZ-KZ-TJ-KG-TM.
[4] https://www.imf.org/en/news/articles/2026/04/13/mcs041326-uzbekistan
[5] https://it.tradingeconomics.com/uzbekistan/inflation-cpi
[6] https://unece.org/trade/publications/national-trade-facilitation-roadmap-republic-uzbekistan-2025-2030-ecetrade489
[7] I Sukuk sono strumenti finanziari conformi alla finanza islamica, spesso accostati alle obbligazioni, ma strutturati su attività reali, diritti economici o progetti sottostanti, così da evitare il pagamento di interessi (riba). A differenza di un bond convenzionale, il rendimento deriva dal rapporto economico con l’attività finanziata e non da un interesse puro sul debito. https://documents1.worldbank.org/curated/en/637041468320946094/pdf/WPS7133.pdf
[8] https://www.uzdaily.uz/en/uzbekistan-adopts-law-to-introduce-islamic-banking/
[9] La Murabaha è una forma di finanziamento commerciale nella quale l’intermediario acquista un bene e lo rivende al cliente con un margine dichiarato e pagamento differito, evitando il prestito a interesse. La Mudaraba è invece un contratto di partecipazione: una parte conferisce il capitale, l’altra gestisce l’attività, e i profitti vengono ripartiti secondo criteri concordati. https://www.ifsb.org/glossary/
[10] https://www.agi.it/dalla-redazione/notizie/news/2016-05-24/cos_l_aifc_lhub_finanziario_kazako-800531/
[11] L. n. 598 del 25 dicembre 2019.
[12] Per muoversi con successo, le aziende straniere possono ricorrere anche alle Agenzie di Credito all’Esportazione (ECA), strumenti pubblici o para-pubblici che assicurano e garantiscono operazioni commerciali e finanziarie in mercati ad alto rischio https://www.sace.it/en/solutions/export-credit-insurance





